Dermatiti: come riconoscerle, distinguerle e curarle

La pelle è l’organo più esteso del corpo umano — fino a due metri quadri di superficie — e svolge un ruolo ben più complesso di un semplice rivestimento. È un organo attivo, capace di generare risposte immunitarie sia innate che acquisite contro microrganismi e agenti esterni. 

In primavera la sua funzione di barriera è messa alla prova dai cambiamenti ambientali: nuovi pollini, sbalzi termici, aumento dell’esposizione solare e incremento della sudorazione possono alterare il mantello idrolipidico e rendere la cute più vulnerabile.

Le dermatiti più frequenti sono raggruppabili in tre categorie:

  • la dermatite atopica, tipica nei bambini ma presente anche negli adulti;
  • la dermatite seborroica, che interessa le zone ricche di ghiandole sebacee;
  • le dermatiti da contatto, che si distinguono in irritative e allergiche a seconda del meccanismo che le scatena.

Tutte condividono un quadro comune — rossore, prurito, vescicolazione ed eczema — ma si differenziano per sede di comparsa, età di esordio e fattori scatenanti, elementi fondamentali per orientare la diagnosi.

Oltre alla localizzazione delle lesioni, la diagnosi si avvale di esami del sangue (in particolare il dosaggio delle IgE totali e specifiche) e di test mirati come il prick test e il patch test.

La terapia parte sempre da una corretta routine di detersione e idratazione, con emollienti formulati per rispettare la barriera cutanea. Nei casi più complessi si ricorre a cortisonici topici, inibitori della calcineurina, terapia cortisonica orale e, per le forme moderate-gravi, a trattamenti più avanzati come gli anticorpi monoclonali e i JAK inibitori.