Freddo, geloni e fenomeno di Raynaud: come il freddo attacca la pelle e come difendersi

Quando arriva il freddo, la pelle non è una barriera passiva, ma ha un ruolo attivo. È l’organo più esteso del nostro corpo e lavora ogni giorno per proteggerci dall’ambiente esterno. Quando la barriera cutanea si altera, il freddo può accentuare secchezza, prurito e irritazione, soprattutto in chi soffre di dermatite atopica.


Nell’intervista a Uno Mattina (Rai1), la Dott.ssa Anna Carbone spiega perché il freddo mette alla prova la barriera cutanea e come possiamo aiutarla.

La pelle svolge un ruolo centrale nella percezione della temperatura e nella termoregolazione. È composta da tre strati. L’epidermide è lo strato più superficiale. Qui troviamo lo strato corneo, un “guscio” protettivo fondamentale. Sotto c’è il derma, ricco di tessuto connettivo, vasi e nervi. E ancora più in profondità c’è il sottocute ricco di grasso che ha un ruolo importante nella termogenesi. Queste tre strutture contribuiscono a mantenere l’equilibrio termico e a reagire agli sbalzi.

La risposta al freddo, però, non è uguale per tutti. Nella pelle esistono recettori termici specifici. Sono sensibili a freddo, caldo e anche al dolore correlato. La loro attivazione cambia da persona a persona. Inoltre conta la storia individuale. L’organismo può “ricordare” esperienze passate e preparare di conseguenza una risposta più intensa. Le estremità sono le zone più esposte al freddo. Dita di mani e piedi, ma anche naso e orecchie. Qui la dispersione di calore è maggiore e l’organismo reagisce. In alcune persone la risposta è più intensa e può portare a:

  • geloni: lesioni infiammatorie rosse e dolenti.
  • fenomeno di Raynaud: è un vasospasmo dei piccoli vasi, soprattutto delle dita, che cambiano colore in modo tipico, prima pallide, poi bluastre, poi arrossate quando il flusso torna a circolare. 

Per questo, in inverno, è importante proteggere la barriera cutanea con indumenti idonei e gesti costanti. In particolare, possono essere utili creme barriera che aiutano a difendere lo strato superficiale.